a cura di Federico Scarpelli
prefazione di Alessandro Simonicca
ROMA, CISU 2009
Pag. 348 – ISBN 9788879754663
A volte portato come esempio positivo di vivacità sociale e culturale, ma spesso descritto invece in termini di disagio, degrado e immigrazione “invasiva”, l’Esquilino è diventato, nel bene e nel male, la vetrina della coabitazione fra le culture a Roma. Tra 2007 e 2008 l’associazione Anthropolis ha analizzato, con la committenza dell’amministrazione, il modo in cui i cambiamenti di questo territorio urbano vengono percepiti e interpretati da parte dei suoi residenti italiani.
Entro un modello di antropologia urbana centrato sulle rappresentazioni discorsive e la memoria territoriale, la ricerca etnografica sul terreno evidenzia dinamiche culturali minute, “voci” della cittadinanza spesso non riducibili alle parole d’ordine e ai simboli contrapposti che dominano il dibattito pubblico e mediatico.
Nei loro parallelismi e nelle loro differenze, queste voci disegnano un complesso e contrastato intreccio fra senso di appartenenza locale e flussi globali, in un rione che appare storicamente caratterizzato da un’immagine mutevole, incompiuta, sfuggente.
I saggi presentati in questo libro, frutto di un lavoro di ricerca condotto in équipe, approfondiscono diversi aspetti della realtà dell’Esquilino: il rapporto tra la memoria delle trasformazioni del rione e la percezione della sicurezza (F. Scarpelli); le “mappe mentali” dei residenti e l’origine di diffusi sentimenti di estraneità territoriale (C. Miccichè); il commercio di prossimità come cardine della memoria locale e cornice dei conflitti legati alla presenza cinese (C. Cingolani); le dinamiche di gentrification del Centro Storico e il punto di vista di quanti hanno scelto di trasferirsi nell’“Esquilino multiculturale” (A. Serpi); il rapporto con l’amministrazione, le sue iniziative di riqualificazione e la difficile ricerca di un’idea condivisa di futuro (A. Romano).
