Anthropolis

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A volte portato come esempio positivo di vivacità sociale e culturale, ma spesso descritto invece attraverso immagini di disagio, degrado e immigrazione “invasiva”, l’Esquilino è diventato, nel bene e nel male, la vetrina della coabitazione fra le culture a Roma. Nel 2007, Anthropolis ha svolto per il Comune una ricerca di antropologia urbana in questo rione, cercando di analizzare il modo in cui il territorio viene visto “dall’interno”, da color che risiedono da lungo tempo nella zona.
La ricerca, condotta da Anthropolis per mezzo di una équipe di ricercatori, si è focalizzata sui residenti italiani dell’Esquilino, per cogliere il modo in cui essi vedono e interpretano le trasformazioni intervenute negli ultimi decenni, il loro rapporto con il quartiere e con le comunità straniere. Per farlo, una volta presa visione dei dati quantitativi e delle ricerche già disponibili su quest’area, sono state utilizzate alcune metodologie qualitative tipiche della tradizione antropologica. In primo luogo una prolungata ricerca sul campo (o “osservazione partecipante”), che cerca di cogliere le dinamiche informali della quotidianità. E, parallelamente, interviste in profondità, non strutturate, che danno la possibilità all’interlocutore di scegliere in modo autonomo i temi ed i termini chiave cui dare valore. Riascoltare le interviste audioregistrate dà la possibilità – come l’ingrandimento di un’immagine – di analizzare nel dettaglio quei modi di rappresentare i cambiamenti dell’Esquilino, individuati nel corso della ricerca sul campo.
Nel 2008, per conto della Regione Lazio, Anthropolis ha portato avanti un approfondimento del lavoro sull’Esquilino articolato in cinque diversi filoni.

1) Il rapporto tra la memoria e i temi del degrado o della sicurezza. Le immagini di un Esquilino passato, infatti, vengono utilizzate dai vecchi residenti per analizzare l’assetto attuale, individuando specifici elementi di disagio.
2) L’articolazione dello spazio vissuto del rione: luoghi significativi, confini, percorsi, riconoscibilità del territorio e delle attività che vi hanno luogo. La scomparsa di alcuni punti di riferimento sul territorio può contribuire a produrre in alcuni una sensazione di estraneità.
3) Il commercio come elemento caratterizzante e cornice dei conflitti. Per molti residenti, infatti, i negozi sono un elemento centrale nella rappresentazione del passato del territorio, e il grande sviluppo del commercio straniero l’elemento più evidente e ingombrante della trasformazione.
4) La voce dei nuovi residenti, coloro che si sono trasferiti all’Esquilino negli ultimi 15-20 anni e che fin dall’inizio l’hanno vissuto nella nuova cornice multiculturale. Il loro rapporto col territorio va letto anche in relazione alle dinamiche della cosiddetta “gentrificazione” dei centri storici.
5) Il rapporto con le istituzioni e le iniziative di riqualificazione che sono state messe in campo, con le difficoltà legate alla diversità dei tempi e dei linguaggi tra l’amministrazione e la cittadinanza, e alla necessità di trovare un’“idea di futuro” per l’Esquilino.

Se il dibattito pubblico sull’Esquilino appare, com’è noto, fortemente polarizzato tra posizioni “di destra” e “di sinistra”, un risultato di fondo di questo lavoro è mostrare come le rappresentazioni dei residenti sfuggano, in molti casi, a questa polarizzazione. Emergono cioè valutazioni trasversali rispetto alle posizioni politiche dei testimoni e d’altra parte chiedono attenzione altre istanze, legate alla concreta e quotidiana condivisione del territorio.

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